Istituto Attivitˆ Subacquee di Palermo
CAMPAGNE DI SCAVO
SU UN RELITTO DEL XII SEC.
SAN VITO LO CAPO (TP)
1992-1993-1994-1996-1999-2000-2001-2002-2003-2004-2005
Grazie ai  corsi organizzati dall' I.A.S. (Istituto per le Attività Subacquee) di Palermo, per il conseguimento della qualifica professionale di "tecnico per l'archeologia subacquea", svoltisi negli anni 1993 - 1994 - 1996 e i campi scuola del 1999, 2000, 2001, 2002, 2003 ,2004 e 2005 quattro archeologi (le indagini relative alle tre campagne di scavo, autorizzate dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani, sono state dirette dai dott.  Sebastiano Tusa, Fabio Faccenna, Piero Dell'Amico, Paolo Arata), dieci tra assistenti e medici e ottantatre allievi sono stati impegnati nelle operazioni di scavo di un relitto a poche centinaia di metri dal Faro di San Vito lo Capo, databile al XII sec. d.C. (arabo- Normanno).
La segnalazione del relitto si deve ad alcuni pescatori del luogo i quali indicavano la zona della secca del faro come una delle zone più ricche dal punto di vista archeologico.
Il fondale che in questo punto degrada leggermente, (la profondità varia da 17 a 21 metri ed alterna zone di sabbia ad ampie macchie di posidonia, presentava superficialmente, in un raggio di circa cento metri, numerosi frammenti e parti notevoli di anfore. L'ampiezza dell'area di dispersione dei materiali è dovuta principalmente alla risacca, che sovente si crea a causa dei forti venti, ed all'opera dei clandestini che da anni asportano materiali lasciando tracce evidenti sul sito.
Alla luce di tali considerazioni, le operazioni hanno visto tutto il personale impegnato nell'impostazione del cantiere di scavo e si è provveduto, in un'area di circa 200 metri quadrati, ad una indagine approfondita da cui sono emersi i seguenti dati stratigrafici: il terreno è ricoperto da uno strato di radici di posidonia, spesso da 10 a 40 centimetri, il quale ricopre anfore e frammenti ceramici che si trovano a diretto contatto con il fondale roccioso; quest'ultimo forma degli avvallamenti naturali in cui si trovano concentrati la maggior parte dei reperti; la posizione degli stessi all'interno dei quadrati è decisamente disordinata e probabilmente determinata dalle correnti e dalla risacca.
Il materiale recuperato è composto principalmente da numerose anfore (circa 500) di tipo denominato  A,  caratterizzate da collo allungato e stretto, con orlo a mandorla al di sotto del quale è una fascia leggermente rientrante.  Le anse, a sezione lenticolare, hanno una incisione lungo la linea mediana; il corpo troncoconico è percorso orizzontalmente da costolature ottenute al tornio e all'interno non presenta tracce di resinatura; il fondo è concavo ed umbonato.  L'altezza varia da cm 42 a cm 53 e la capacità si aggira sui 3,5 litri.  Interessante la presenza di alcune anfore di questo tipo (tre in tutto) chiuse da un tappo in sughero, che potrebbero fornire dati utili sul contenuto e sul tipo di commercio che ne veniva fatto.
Anfore dello stesso tipo furono recuperate nel 1983 in un relitto rinvenuto a Marsala in località Bambina - Lido Signorino, ed ora conservate presso il museo archeologico regionale di Marsala "Baglio Anselmi"; inoltre un frammento notevole composto da orlo, collo ed anse, assai simile, proviene dagli scavi del convento di Santa Patrizia a Napoli, forse da un contesto da porre nel XI sec.
Numerosi frammenti sono riferibili ad altre due categorie di contenitori: orcioli (tipo B) dal collo stretto ed allungato, biansati con corpo caratterizzato da costolature orizzontali, base concava ed umbonata, la cui altezza doveva essere poco più di cm 6o, e giare (tipo C) con apertura molto larga, il cui bordo, leggermente ispessito, è percorso da due incisioni orizzontali e spesso decorato con un motivo scanalato ad onda; due piccole anse ad orecchio, spesse e di sezione quasi circolare, si innestano sulle pareti percorse da costolature e terminanti probabilmente con un fondo concavo ed umbonato. Di questi ultimi due tipi non sono stati recuperati esemplari integri.
Altro materiale fittile è costituito da diversi frammenti appartenenti a casseruole, piatti e coperchi per uso di bordo dall'impasto grossolano e con tracce di bruciatura; alcuni frammenti di tegola; numerosi frammenti di ceramica invetriata, di cui solo uno, assai piccolo nelle dimensioni, decorato; parti notevoli di fiaschette tra le quali alcune con filtro.
Ad un primo esame la ceramica appartenente a questo relitto, come quella coeva rinvenuta in località Lido Signorino, può ben defmirsi "Siquiliana” indicando con tale termine una ceramica dalle caratteristiche islamiche prodotta in loco e destinata, in particolar modo per le anfore, ad un trasporto specificamente marittimo .
Sono stati inoltre recuperati numerosi chiodi in ferro concrezionati, un anello in piombo ed un possibile scandaglio anch'esso in piombo, alcuni frammenti vitrei, pochi reperti organici (per lo più ossa e denti di ovini), ed un parallelepipedo in pietra, usato come peso, recante, a metà degli spigoli lunghi, scanalature che avevano la funzione di favorire il fissaggio della cima e su di un lato un piccolo cartiglio purtroppo illeggibile.
Per ciò che riguarda il legno sono stati recuperati due piccoli frammenti molto rovinati e tuttora in fase di restauro.
L'ipotesi che si tratti di un relitto è avvalorata, oltre che dal ritrovamento di chiodi utilizzati nella costruzione della nave, soprattutto dalla presenza di ancore in ferro concrezionate (quattro nell'area scavata e tre in zone limitrofe) e di un'ancora litica, alcune delle quali sono già state recuperate.
Da rilevare infine, la presenza di cinque ceppi d'ancora romani in piombo, rinvenuti in una zona più esterna a circa 40 metri di profondità, e la presenza di alcune parti notevoli di anfore più antiche (Dressel 1, 2-4, greco italiche, africane, etc.) appartenenti certamente ad altro contesto.

Un saluto particolare all'amico archeologo prematuramente scomparso Fabio Faccenna,
ciao Fabio

fase scavo (sorbonatura) 1993
anfore tappate-fasi lavoro