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Tratto da un'articolo del "Giornale di Sicilia" 2001 a cura di Giacomo Di Girolamo |
| Dai primi rilievi stratigrafici sul relitto della nave romana affondata
al largo di Marausa Lido la conferma:
il relitto è del IV secolo dopo Cristo, è integro e il suo carico era di anfore piene, verosimilmente, di olio e vino. Le ricerche del gruppo IAS inoltre, hanno cominciato a dare corpo e sostanza a quello che era un sospetto: a poche decine di metri dalla costa di Marausa c'é un cimitero di navi, affondate sulla rotta del traffico commerciale tra Roma e l'Africa del Nord, da e verso Cartagine. Ma quali le cause dell'affondamento? "Chissà _ dice Sebastiano Tusa, direttore della sezione archeologica della Soprintendenza del beni culturali di Trapani . L'ipotesi più suggestiva e fantasiosa potrebbe portarci a parlare di un attacco di pirati, ma più realisticamente la nave della quale ci stiamo occupando è affondata per le avverse condizioni meteomarine o per l'imperizia dei naviganti che ne avrebbero determinato la disalberatura e quindi l'incagliamento".Teorie che potranno essere approfondite se e quando i reperti saranno tratti fuori dall'acqua e studiati. Al momento si tratta dl verificare le condizioni dell'unico scheletro di nave attualmente avvistato e che giace, su una fiancata, a un paio di metri di profondità sepolto sotto una coltre di un'ottantina di centimetri di fango, su uno strato argilloso molto compatto, a circa 800 metri dalla costa."Ne abbiamo un'immagine completa, ricostruita attraverso l'area dello scavo che l'attraversa da lato a lato _ dice, ancora, Tusa - e che ci mostra un fasciame di circa 3 centimetri di spessore". Il relitto dovrebbe misurare tra i venticinque e i trenta metri."Tra una decina di giorni - assicura Marcello Rocca, direttore tecnico. dell'IAS _ dovremmo avere altri elementi su cui lavorare, ammesso che le condizioni meteomarine, non ideali dall'inizio dei rilievi stratigrafici, non rallentino le operazioni". L'IAS ha a Marausa una sua squadra di archeologi e tecnici composta da Eerdinando Lentini, Bruno Ampora, Alice Troja e Paolo Amato che si avvale della collaborazione dei volontari e assistenti dell'Archeoclub di Trapani, Lorenzo Bruno, Elena Stampa, Dario D'Amico e Antonio Di Bono, lo "scopritore" del relitto. Lo studio stratigrafico è stato finanziato, con 50 milioni, dalla Regione. Per il recupero del relitto ne occorrerebbero, poi, 400 e altri 400 ancora per il suo restauro, la Soprintendenza ha avanzato richiesta all'assessorato ai Beni culturali."Per la verità auspicheremmo dichiara, a nome dell'Archeoclub, Antonio Di Bono - una mobilitazione vera e propria delle istituzioni nella considerazione che la musealizzazione dei reperti, già avviata in minima parte nella Torre di Marausa, darebbe un impulso notevolissimo allo sviluppo turistico dell'intera fascia costiera". Tusa conferma: "La prima chiave di lettura scientifica dei risultati dei rilievi incoraggia in questa direzione". |
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