Federazione Scacchistica Italiana

Aspetti organizzativi e tecnici dei Centri di Avviamento allo Sport - Scacchi

  1. CARATTERISTICHE DEI CENTRI

Il Settore Giovanile della FSI, attraverso la programmazione delle attività di base (Scuola e Centri di Avviamento), intende promuovere la pratica scacchistica giovanile mediante una gradualità di interventi mirati alla diffusione e alla promozione della qualità. La FSI, in qualità di Ente Morale, ha anche l'esigenza istituzionale di perseguire obiettivi educativi, oltre che tecnici, che rappresentano un modello di riferimento per tutte le Società e i Circoli affiliati.

Questo si traduce in una educazione alla cultura scacchistica non solo sportiva o tecnica ma soprattutto rivolta allo sviluppo delle funzionalità logiche e al sostegno dell'evoluzione psicologica, per mezzo di un'azione sostanzialmente ludica realizzata in un ambiente sano e competente. Il tutto organizzato e gestito nell'ambito dello sviluppo di capacità e abilità tecniche proprie della disciplina.

Le iniziative di Attività Giovanile, quindi, indirizzate al potenziamento della "qualità", si traducono in un crescente interesse e in una più concreta attenzione per i "vivai" delle società scacchistiche affiliate alla Federazione.

Lo scopo è duplice:

In questo scenario i Centri di Avviamento allo Sport (C.A.S.) per gli Scacchi si configurano come strutture didattiche e tecniche abilitate alla formazione, alla ricerca, alla selezione e alla specializzazione di giovani coinvolti nelle diverse attività, anche agonistiche, della Federazione Scacchistica Italiana (FSI).

Per il conseguimento di questo progetto, la disciplina degli Scacchi deve essere concepita come uno "strumento di integrazione culturale, formativa e sportiva e di pedagogia trasversale in grado di plasmare nuove generazioni di scacchisti".

I Centri di Avviamento allo Sport di Scacchi hanno le caratteristiche seguenti:

1° CICLO 8 - 10 anni

2° CICLO 11 - 14 anni

3° CICLO 15 - 16 anni

Nei Centri CAS - Scacchi si perseguono i seguenti obiettivi:

 

  1. STRUTTURA DEI CENTRI

I Centri di Avviamento allo Sport di Scacchi devono disporre di una sala o un'aula attrezzata con scacchi e scacchiere regolamentari da torneo (quadrato di lato 55 mm) collocate su tavoli per le esercitazioni, gli allenamenti, le manifestazioni agonistiche e una scacchiera murale per le lezioni di gruppo.

E' inoltre consigliabile la dotazione di tutta quell'attrezzatura necessaria allo svolgimento delle attività: una piccola lavagna a muro, eventuali orologi segnatempo, moduli e penne per la trascrizione, l'analisi e il commento delle partite realizzate, modulistica di vario tipo per le operazioni di segreteria, peraltro disponibile presso tutte le strutture periferiche del CONI.

L'organico deve essere costituito dalle seguenti figure di responsabilità:

Il Direttore Tecnico è responsabile della conduzione tecnica del Centro, deve coordinare gli Istruttori, organizzare i gruppi di allievi, programmare e promuovere le varie attività, intervenire opportunamente nelle più svariate situazioni.

Tutti i componenti del Centro (Direttore Tecnico e Istruttori) devono possedere almeno la Tessera Ordinaria FSI, facoltativa solo per gli istruttori diplomati ISEF, ai quali è richiesto un semplice rapporto di collaborazione.

Tutti gli allievi iscritti al Centro devono risultare tesserati alla FSI per l'anno in corso (almeno Tessera Junior).

E' opportuna anche una segreteria che abbia le seguenti funzioni:

  1. PROGRAMMI TECNICI

Le principali funzioni dei Centri CAS - Scacchi si riassumono quindi in:

Il programma proposto nella Guida Tecnica persegue entrambe le direttive appena espresse. Dagli obiettivi generali a quelli più propriamente caratteristici della disciplina, i programmi specifici sono rivolti in prima istanza allo sviluppo psicologico e formativo dell'allievo, quindi all'esaltazione delle sue potenzialità di concentrazione e di previsione applicate agli scacchi.

Per il 1° Ciclo (fascia 8-10 anni) sono previste n.2 lezioni settimanali di un'ora ciascuna, per il 2° Ciclo (fascia 11-14 anni) n.2 lezioni settimanali di due ore, per il 3° Ciclo (fascia 15-16 anni) n.3 lezioni di due ore.

Le metodologie di allenamento prevedono incontri per lo più individuali che si riallacciano alle manifestazioni di carattere prettamente federale (V. Regolamento Campionato Italiano Giovanile sino a 16 anni CI16 e sino a 20 anni CI20), tuttavia non si escludono manifestazioni a squadre (maschili, femminili o miste), tornei regionali itineranti individuali e a squadre, gare contro adulti di categoria magistrale, incontri non agonistici a cadenza settimanale o bisettimanale con tempi di riflessione anche di 15' con lo scopo non solo di divertirsi ma anche di misurarsi con l'avversario.

A differenza di altri sport, negli scacchi i giovani e i giovanissimi possono accedere anche ai normali tornei per le promozioni alle varie categorie tecniche federali, a cominciare dai tornei sociali per le categorie sociali e dal torneo di promozione per la Terza categoria nazionale (la categoria più bassa dell'attività extrasociale).

Caratteristiche della disciplina:

Gli scacchi sono un gioco in cui pur risultando di evidente importanza gli aspetti tecnici tipici di tale disciplina e le qualità individuali connesse (capacità di concentrazione, facilità di apprendimento, capacità mnemoniche e di sintesi, ecc.), comporta anche l'esigenza di rafforzare adeguatamente le qualità richieste in ogni altro sport, come condizioni fisiche idonee ad assicurare la necessaria funzionalità del cervello, abitudine alla resistenza anche fisica alla tensione, capacità di equilibrio e di motivazioni psicologiche nel corso della gara, rapporto psicologico con l'avversario.

Obiettivi programmatici:

 

 

 

  1. ASSICURAZIONE
  2. Tutti i partecipanti all'attività dei Centri CAS, Allievi e Tecnici, devono assicurarsi con la Sportass, per mezzo della "Carta di partecipazione", compilando l'apposita tessera: la validità assicurativa decorre dalla data di rilascio della stessa. La tessera Sportass è gratuita.

    I moduli relativi si richiedono presso i Comitati Provinciali del CONI.

    La Carta di partecipazione scade il 30 settembre successivo alla data di emissione e garantisce il diritto assicurativo dell'allievo; è opportuno che una copia sia conservata presso il Centro CAS ed un'altra venga consegnata direttamente all'assicurato.

    Per ulteriori modalità e chiarimenti ci si può rivolgere al Comitato Provinciale CONI competente.

     

  3. NORMATIVA PER IL RICONOSCIMENTO

Le Società che intendono costituire un Centro di Avviamento allo Sport per gli Scacchi sono obbligati a presentare domanda di apertura entro il 20 novembre, compilando un questionario reperibile presso le strutture periferiche del CONI e della FSI.

In esso deve risultare:

Il questionario deve essere indirizzato al Comitato Provinciale CONI dal Presidente (o Delegato) del Comitato Provinciale FSI dopo avere espresso parere favorevole su quanto dichiarato dal Dirigente Responsabile del Centro CAS.

Il questionario, con il parere del Coordinatore Provinciale CAS, viene sottoposto all'esame del Consiglio Provinciale del CONI, che, dopo l'approvazione, sarà trasmesso al Comitato Regionale del CONI e alla Commissione Centrale CAS per la ratifica.

I Centri CAS riconosciuti, entro il 31 ottobre di ogni anno, devono presentare al Comitato Provinciale del CONI il modulo per la ripresa dell'attività.

Ulteriori chiarimenti possono essere richiesti alle strutture periferiche del CONI e della FSI.

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. OBIETTIVI E RUOLO DELL'ISTRUTTORE GIOVANILE

I Centri Giovanili CAS devono essere un riferimento di socializzazione e di comunicazione, in cui si potenzia l'equilibrio psicofisico e si valorizza la personalità del giovane scacchista. Coltivare il solo aspetto tecnico rappresenta un limite per le enormi possibilità formative e intellettive che la disciplina degli scacchi coinvolge sia nell'area comportamentale che in quella evolutiva.

Per questo è necessario un ambiente con un clima psicologico di serenità e di gioia in grado di aiutare e sostenere la disponibilità all'apprendimento dell'allievo.

Nella pratica sportiva giovanile è necessario rivolgere particolare attenzione al sostegno dello sviluppo psicologico degli allievi e non ai risultati delle prove agonistiche, che peraltro avranno la loro importanza in un secondo momento.

I risultati delle gare di competizione devono rappresentare il "momento di verifica" del programma di allenamento proposto, il mezzo della fase di preparazione e non l'obiettivo finale.

Il processo formativo nell'allievo acquista particolare significato se la tipologia degli obiettivi viene suddivisa secondo lo schema seguente:

gli obiettivi educativi e didattici valorizzano gli aspetti umani;

gli obiettivi tecnici generali soddisfano le aspettative del giocatore medio (atleta);

gli obiettivi tecnici specifici rappresentano lo strumento base per l'agonismo dello "scacchista".

Questo processo può essere raggiunto in un arco di tempo molto lungo che non si esaurisce in una sola stagione sportiva, ma deve accompagnare l'iter formativo dell'allievo fino al momento della consapevolezza delle sue reali potenzialità. In particolare i primi due macro obiettivi devono far parte del patrimonio educativo e didattico dell'Istruttore da applicare per le prime fasce d'età.

Con la programmazione di attività ludiche e di confronto sereno si possono realizzare opportuni stimoli e risposte affermative. Ciò porta inevitabilmente alla nascita di nuove amicizie e al rafforzamento delle motivazioni (morali, affettive, psicologiche, intellettive, culturali e così via) che si traducono in una presenza continua alle attività programmate, alle esercitazioni di gruppo, alle gare individuali o a squadre determinando, di conseguenza, il progressivo miglioramento delle abilità prettamente tecniche.

In un primo momento di intervento, e comunque anche in seguito ogni volta se ne ravvisi la necessità, non occorre far prevalere la selezione, anzi ciò potrebbe risultare deleterio per il prosieguo dell'attività stessa. E' altamente formativo coinvolgere i migliori senza emarginare i più deboli, proponendo ad esempio giochi di squadra al fine di attenuare le rivalità individuali e stimolare la cooperazione e lo spirito di gruppo.

L'Istruttore, prima di essere un esperto di regolamenti e nozioni tecniche, deve essere innanzitutto un educatore, deve cioè assumere il ruolo pedagogico e la funzione didattica di valorizzare lo sviluppo globale dell'allievo che gli è stato affidato.

 

 

 

 

Obiettivi didattici che l'Istruttore deve sviluppare nell'allievo:

Obiettivi educativi:

Obiettivi tecnici:

 

  1. L'AVVIAMENTO ALLO SPORT NEGLI SCACCHI - ASPETTI TECNICI

Il progetto promozionale, tecnico, culturale, organizzativo per i giovani avviato dalla Federazione Scacchistica Italiana - d'intesa con la Divisione Centri Giovanili del CONI - con la costituzione dei Centri di Avviamento allo Sport - Scacchi e con il processo di formazione degli Istruttori Giovanili, nonché dei Formatori (Istruttori di 2° grado) degli stessi, tende a dotare anche la nostra disciplina, o meglio lo scacchismo italiano, della cultura e degli strumenti da tempo utilizzati dagli altri sport (oltre che, in buona misura, dalle federazioni scacchistiche più avanzate) in tale fondamentale settore istituzionale della FSI.

Il far parte del C.O.N.I. come Disciplina Associata ci consente inoltre di avvalerci delle esperienze e degli studi maturati in anni di ricerca dei sistemi più appropriati per l'avviamento allo sport, pur tenendo ovviamente conto di quelle differenze che pur sempre sussistono tra le discipline prevalentemente motorie e la nostra. E' tra l'altro un utile e importante arricchimento per noi riuscire finalmente a coniugare nel nostro avviamento agli scacchi anche l'aspetto fisico, nonché quello psicologico, della preparazione giovanile.

A tale proposito pare indicato ricordare quanto osservava nel 1994 l'allora Presidente del CONI, Dr. Mario Pescante, nella prefazione al volume La valutazione nell'avviamento allo sport (edito dai Centri CONI di Avviamento allo Sport, Società Stampa Sportiva, Roma 1994):

"Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano si pone da sempre l'obiettivo di promuovere la pratica sportiva giovanile, da una parte, considerando questa come il vero volano dell'attività di vertice, dall'altra, essendo consapevole che anche sulla educazione al movimento (… e agli scacchi, noi possiamo ora aggiungere, n.d.r.) si può costruire quel corretto stile di vita che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità giudica indispensabile per gli uomini del Terzo Millennio e che si basa, tra l'altro, su sane abitudini alimentari, gestione dello stress, abolizione del fumo e pratica regolare del movimento. Ma il CONI è da qualche anno anche sensibile alla necessità di studiare a fondo, attraverso specifici protocolli di ricerca applicata, tutto il fenomeno dell'iniziazione giovanile alla pratica sportiva."

E noi stiamo iniziando solo ora la realizzazione di questo progetto, di questo fondamentale obbiettivo dell'iniziazione giovanile alla pratica sportiva scacchistica in modo diffuso su tutto il territorio nazionale.

Per quanto concerne gli aspetti organizzativi, fisici e psicologici di carattere generale di tale iniziazione possiamo riferirci pienamente alla cultura ed alle esperienze maturate in ambito CONI.

Per quanto riguarda invece gli aspetti più prettamente tecnici della preparazione giovanile nella disciplina, va considerato in primo luogo che si tratta del primo esperimento organico su base nazionale e che siamo quindi ancora solo in una fase di avvio, con le conseguenti difficoltà che ne derivano. La FSI pertanto, con il necessario concorso di tutta la comunità scacchistica nazionale, dovrà nel tempo riuscire non solo a creare una diffusa cultura in materia, ma anche a perfezionare successivamente le metodologie più appropriate affinché questa specifica attività giovanile diventi pure per gli scacchi "il vero volano dell'attività di vertice".

Elementi di difficoltà della situazione di partenza

Per poter affrontare nel migliore dei modi il progetto e gli obiettivi proposti non dobbiamo peraltro nasconderci le difficoltà insite nella situazione di partenza.

In primo luogo non esiste ancora nel nostro paese una diffusa cultura sulla preparazione e sull'allenamento giovanile e neppure sull'allenamento in genere.

Solo in questi ultimi anni si è riusciti a creare una maggiore attenzione su tale questione con l'effettuazione da parte della Federazione di alcuni stage per la Nazionale affidati ad un prestigioso trainer russo, nonché di brevi stage dedicati ai giovani qualificatisi per i Campionati Internazionali. In particolare gli stage per la Nazionale (che ci sembra abbiano già portato qualche efficace risultato positivo) hanno contribuito a divulgare fra i nostri giocatori di vertice metodi e sistemi di allenamento non consueti per la cultura scacchistica italiana e basati su esperienze maturate all'estero, la cui validità è stata suffragata dai risultati conseguiti. Si sta quindi iniziando a creare una nuova cultura sulla preparazione, sull'allenamento scacchistico e tali giocatori contribuiranno sicuramente in qualche modo, con gli scritti, con le conversazioni o assumendo la funzione di "Formatori", a divulgarla in futuro nel nostro paese.

Ciò risulterà in definitiva un utile elemento in più per realizzare la migliore formazione degli Istruttori Giovanili, i quali, come noto, rappresentano il perno centrale su cui ruota l'intero progetto.

I programmi di lavoro

La "Guida Tecnica" rappresenta un primo passo, un passo certo assai importante data la validità dei contributi che la compongono, nella giusta direzione. Essa va ovviamente adottata con la necessaria duttilità, imposta tra l'altro dalla varietà di età e di livello tecnico dei giovani che possono essere affidati al docente.

Dobbiamo aggiungere che fa sempre parte del primo passo la fondamentale attività di formazione nazionale degli istruttori e degli operatori: Seminari per i Formatori, Corsi per Istruttori Giovanili, Seminari per i Referenti Regionali CAS. A ciò si debbono aggiungere i Corsi che i Comitati Regionali organizzeranno per gli Istruttori Elementari (o di base), tenuti da Formatori e da Istruttori Giovanili.

Va pure rammentato che tutto questo costituisce soltanto la base della costruzione. Infatti per ragioni storiche e socio - economiche non vi sono ancora per gli scacchi nel nostro paese quelle ricche Società ben organizzate (come esistono invece in altri sport e in altri paesi) che possono far seguire ed allenare da trainer qualificati, nazionali o esteri, i giovani più promettenti emersi dai CAS. Né tantomeno esistono quelle celebri "Scuole" dell'ex Unione Sovietica, finanziate dallo Stato o da Club importanti, che si rifacevano ai nomi di campioni e trainer prestigiosi (Botvinnik, Petrosian, Smislov, Dvoretzki, ecc.) e verso le quali venivano indirizzati i giovani che si erano messi in luce nelle "Case dei Pionieri" (equiparabili ai nostri CAS).

In attesa che casi simili sorgano per germinazione spontanea anche in Italia, l'impegno della Federazione dovrà essere quello di cercare di realizzare al più presto almeno un Centro Tecnico Federale ed un Centro Studi Nazionale.

In merito agli aspetti tecnici più specifici dell'attività dei Centri di Avviamento allo Sport - Scacchi, oltre le indicazioni di carattere generale già espresse nel capitolo precedente, si ritiene opportuno formulare alcune considerazioni concrete di larga massima. Esse vanno infatti tenute presenti con la consueta duttilità.

Attività di insegnamento della disciplina

Per quanto ovvio, si ricorda in primo luogo che la "Guida Tecnica" è uno strumento che l'Istruttore utilizza in base alla sua personale sensibilità ed esperienza e che può essere integrato con tutte quelle fonti culturali e tecniche (manuali, libri, riviste, database e programmi elettronici, ecc. ) che lo stesso potrà ritenere indicate e opportune. L'attività di insegnamento dovrà inoltre necessariamente adeguarsi alle differenti tipologie degli alunni e quindi variare in relazione sia all'età sia al livello tecnico raggiunto dal gruppo di alunni che si assiste, il quale dovrà a sua volta essere il più omogeneo possibile. Qualche altra utile indicazione:

Pratica assistita

La "pratica assistita" è un momento fondamentale della preparazione dell'alunno e alla stessa va sempre dedicata una parte considerevole del tempo globale previsto per la riunione. Essa dovrà svolgersi con l'assistenza costante dell'Istruttore. Gli interventi più consueti:

Preparazione fisica

E' da tenere sempre presente che una parte, seppur circoscritta, del tempo globale previsto per la sessione va dedicato all'attività fisica.

Essa può essere programmata anche come intervallo tra la lezione tecnica e la pratica assistita.

E' consigliabile svolgere la preparazione fisica con l'assistenza di un Istruttore ISEF. In caso di sua eventuale assenza si può effettuare anche una passeggiata.

 

Attività agonistica esterna

Va ricordato che gli alunni che fanno parte di un C.A.S. sono tenuti a svolgere l'attività federale prevista. Essa per il momento riguarda i Campionati Giovanili Individuali delle varie fasce d'età sino ai 16 anni. In considerazione di ciò la possibile attività agonistica esterna cui in genere possono prendere parte gli alunni di un C.A.S. è la seguente:

Inoltre, in considerazione dell'ancora limitato numero di Tornei Giovanili organizzati in diverse zone del paese, sono da includersi tra le gare utili anche i:

Oltre alle gare suddette, che comportano per gli alunni la possibilità di qualificazione alla Finale dei CI16 o di promozione alle categorie sociali o nazionali, ve ne possono essere altre che possono risultare utili per la formazione degli alunni.

In particolare sono da tenere in considerazione gli incontri a squadre con le rappresentative di CAS viciniori e la partecipazione ad eventuali gare "Intercentri".

Molto indicata pare infine la partecipazione con una o più squadre del CAS, d'intesa con la Società di appartenenza, alla Serie Promozione del Campionato Italiano a Squadre, quando il livello tecnico raggiunto dagli alunni lo consiglia.

 

Il Responsabile Nazionale C.A.S. della FSI

Prof. Marcello Perrone